L’olio di palma nell’alimentazione dei bambini: perché è meglio evitarlo

L’olio di palma nell’alimentazione dei bambini: perché è meglio evitarloNell’ultimo anno la questione olio di palma è stata dibattuta in tutti i modi.

Soprattutto le mamme lo schifano inorridite ma c’è talmente tanta confusione che il punto spesso sfugge e i veri motivi per cui è meglio evitarlo (ed è vero che è meglio evitarlo soprattutto nell’alimentazione dei bambini fino a 13 anni) sono decisamente confusi.

Voglio fare una po’ di chiarezza per me stessa e parto da una recente comunicazione dell’Istituto Superiore di Sanità: l’olio di palma è un grasso naturale (vegetale) che può far male per l’alta concentrazione di grassi saturi.

I grassi saturi sono quelli che si trovano quasi sempre nei grassi animali e che devono essere inseriti nella dieta con parsimonia (si parla del 10% massimo di tutti i grassi giornalieri) perché favoriscono alcuni gravi problemi metabolici: aumento del colesterolo, obesità, mancato senso di sazietà, aumento del  rischio di tumori.

Mancato senso di sazietà io l’ho provato varie volte: desso ditemi che non avete pensato anche voi che molti dolci sono come una “droga”, ed ecco che si scopre che sono i grassi saturi che fanno questo scherzetto al nostro cervello…

L’Istituto Superiore di Sanità dice anche che sono soprattutto i bambini da 3 a 10 anni che devono fare più attenzione, questo perché consumano spesso merendine e dolci da forno e quindi sono più a rischio di superare quel fatidico 10% giornaliero.

Pensa che fino al 13 dicembre 2014 non era obbligatorio indicare quali grassi contenevano i prodotti alimentari sulle etichette, bastava indicare  solo “oli vegetali” senza altre informazioni e, ovviamente, dentro questa dicitura ci poteva stare di tutto.

Quindi, ricapitolando, il primo motivo per limitare l’olio di palma è per la nostra salute e quella dei nostri figli.

Il secondo motivo è ecologico ed etico, l’olio di palma è l’olio più usato in tutto il mondo (si trova persino nei cosmetici e nei farmaci e anche nei mangimi animali) e la coltivazione massiva ha contribuito (e continua a contribuire) alla deforestazione di aree boschive con la conseguenza di distruggere anche gli habitat naturali degli animali del sud-est asiatico, per non parlare delle gravi violazioni dei diritti umani per i lavoratori.

Il motivo per cui le aziende usano così tanto l’olio di palma invece di altri oli vegetali più sani e meno impattanti è che ha un costo molto basso, è insapore ed è un grasso “solido” (come il burro) e non liquido come la maggior parte degli oli (anche l’olio ha la stessa caratteristica e anche l’olio di cocco contiene grassi saturi), come sempre nell’industria il costo delle materie prime ha una grande importanza anche a discapito di altre cose.

L’unico modo che ho trovato per evitare tutti questi problemi è evitare il più possibile i prodotti che lo contengono, e mi sembra giusto cercare di premiare le aziende che non lo usavano già prima della legge che obbliga a metterlo in etichetta e prima della bagarre di questi ultimi mesi che l’ha portato alla ribalta.

L’olio di palma nell’alimentazione dei bambini: perché è meglio evitarloBiscotti Di Leo nasce nel 1860 circa e sviluppa la sua storia a cavallo di due secoli. Da piccolo forno di paese diventa una impresa specializzata in biscotti che coniugano ricette tradizionali con consumi moderni con particolare attenzione al tema salutistico, degli ingredienti naturali e dell’innovazione di prodotto.

Quella della famiglia Di Leo è una storia fatta di ingredienti semplici e genuini come la passione per il proprio lavoro, la voglia di crescere e innovare pur nel rispetto della tradizione, la volontà di tramandare valori e capacità di generazione in generazione.

Già agli inizi degli anni ’90 Di Leo fa una scelta innovativa, realizza il primo biscotto con solo olio di mais, senza burro o altri grassi: nascevano i “Fattincasa Di Leo”.

Buzzoole

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